Profumo di caffè

Inizia così questo lunedì, con una domanda semplice: “Se vi domandassero di ricordare un profumo legato alla vostra infanzia, quale sarebbe?”

Sarà che è appena passato il suo compleanno, ma la mia mente va subito a mia nonna Raisa.

Chiudo gli occhi e cerco di isolare un momento particolare. Un momento che mi riporta al volo al 1996. Avevo 7 anni.

Senza bisogno di nessun tipo di sveglia, aprivo gli occhi quando ancora in casa era tutto silenzioso. L’aria del mattino mi affascinava, come mi affascinava il rito che ogni mattina si ripeteva, senza nessun tipo di imprevisto.
Mi alzavo, giravo l’angolo, passando nel corridoio con quello che mi sembrava un arazzo enorme e arrivavo davanti alla camera di mia nonna.
Lei era già in piedi: nonostante non avesse niente di importante da fare, alle 6 era già attiva.

Dopo un bel bagno profumato, avvolta in una nuvola di borotalco, si vestiva con cura e praticità – nei colori della terra quando faceva freddo e a tema floreale quando faceva caldo.

Non cambiava mai la sua routine. In nessun caso.

La parte migliore arrivava dopo aver chiuso l’armadio. Tornava in bagno, si metteva sulle spalle una vecchia camicetta colorata in tessuto simil africano e iniziava ad acconciarsi i capelli. Come facesse a farli così, non lo so ancora oggi.

Con un gioco di pettine e becchi d’oca, ai miei occhi la sua pettinatura sembrava quella di una diva di Hollywood: boccoli perfetti e sempre fermi al loro posto. Un miracolo dell’architettura.

Passava sempre l’acqua di rose su tutto il viso, senza mai mettere trucco.
La cosa più importante era curare la pelle. Averla sempre fresca e idratata. Dopo il tonico metteva la crema. Il profumo di quella Nivea indicava la conclusione del rito.

Metteva i suoi occhiali quadrati ed eravamo pronte per scendere in cucina e preparare la nostra colazione solitaria.

Lei beveva un caffè latte amaro con delle fette di pane abbrustolito e a me dava del latte caldo con i biscotti.

Il profumo del caffè nella frescura del mattino mi riempiva d’aspettativa.

Mi avrebbe finalmente fatto assaggiare il suo caffè oggi?

Lo bramavo come se fosse stata una cosa proibita, solo perché mi diceva “Sei troppo piccola per questo.”

Bevevo il mio latte, lasciando in fondo le briciole di biscotto.

Ma nulla, siamo andate avanti per anni, ma quel suo caffè latte non me l’ha mai fatto assaggiare.
Io le dicevo “Dai nonna, chi vuoi che lo scopra! Ne bevo un sorsetto e non lo diciamo a nessuno.” e lei rispondeva sempre che lei l’avrebbe saputo.

Non cedeva mai. Era coerente e tutta d’un pezzo.

Ancora oggi, dopo 6 anni dalla sua scomparsa, ogni mattina mi faccio quel caffè latte a colazione. Aggiungo il pane abbrustolito, indispensabile per creare l’atmosfera.

Ma non ha mai il profumo che aveva quando lo faceva lei.
L’aria non è più così frizzante e io non ho più pigiamini di peloncino rosa da mettere.

Tutto cambia ma il desiderio di evocare quei momenti è fortissimo.
Forse è solo per questo motivo che mi alzo presto la mattina. Per cogliere la stessa luce, la stessa aria, la stessa determinazione che aveva lei.

Probabilmente sono tutti ricordi distorti dall’età e dal tempo.

Ma è così bello ricordarla così.

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